Come mettere a proprio agio i viaggiatori con forte attaccamento ai luoghi?

Place identity e ricettività

Come mettere a proprio agio i viaggiatori con forte attaccamento ai luoghi?

Avere un luogo del cuore dove potersi rifugiare soprattutto durante le proprie vacanze o nei momenti di fuga dalla routine, non è scontato ma è sicuramente un nostro bisogno primordiale.

Come ci suggeriscono numerosi studi di psicologia del turismo, un luogo può non essere solo un posto qualsiasi dove recarsi, ma spesso è fonte di ricordi di infanzia o di gioventù, fonte di ispirazione per quello che in esso si è vissuto, e vero e proprio senso di appartenenza.

Che sia in montagna, al mare, al lago o in aperta campagna, è importante capire e cogliere l’essenza del turismo emotivo che riflette l’attaccamento psicologico a determinati luoghi e spinge il visitatore a recarsi in quei posti irrinunciabili!

Allora partiamo. Facciamo insieme un tour nell’ipotetica struttura dei nostri sogni e ricordi!

1.IL PRIMO IMPATTO CON LA STRUTTURA RICETTIVA

Questo è il momento cruciale!

Il tuo ospite è arrivato sul posto-meta della sua vacanza. Da lontano vede la struttura ricettiva che ha prenotato con un semplice click e forse ha il viale come quello che da bambino lo portava a casa dei suoi cuginetti o forse ha il portone di ingresso della casa di campagna della sua migliore amica?

Non importa, ciò che conta è che ci sia cura nei dettagli ricordandovi che se si è in Toscana è difficile che il visitatore si aspetti di trovare distese immense pianeggianti! I loro occhi staranno già facendo su e giù per le colline!

2.IMMAGINA COSA SI ASPETTA DI VEDERE APPENA ENTRA…E CREALO!

L’home stager specializzato in ricettività può essere la tua salvezza in questo come negli altri momenti legati alle aspettative del viaggiatore.

Lo specialista in ricettività crea ciò che vuole vedere il tuo ospite. Una scala immensa appena entri sarebbe l’ideale ma se non è il caso della tua struttura allora basterà un tappeto, del verde per interni o una bella poltrona e sarà subito casa per lui!

Non illuderlo e non deluderlo! Accoglilo e ricorda che il giusto arredo o complemento può equivalere ad un abbraccio per chi cerca conforto negli ambienti soprattutto se frequentati solo in alcuni periodi dell’anno.

3.FAI CHE NELLA SUA STANZA TROVI UNA ZONA DI EFFETTO

Sempre più host oggi propongono percorsi sensoriali o esperienze all’esterno della loro struttura…niente di sbagliato intendiamoci! Ma vuoi mettere quando il tuo ospite entra in stanza e trova lì la sua esperienza straordinaria? Fuori dal comune? Come ad esempio una vasca dai sapori orientali o una doccia jungle??!

La psicologia ambientale ci suggerisce di creare ambienti che trasmettano sempre benessere psico-fisico per recuperare energie perdute nello stress giornaliero o prolungato.

4.ULTIMO MANTRA DA EVOCARE

La place identity ha preso forma. Come? Grazie a tutti questi piccoli accorgimenti! Ma manca ancora un passaggio, anzi una chiusura, qualcosa che all’interno della tua struttura faccia sì che venga impressa nella mente quell’immagine di porto sicuro tanto agognata.

Dopo il primo impatto, dove l’ospite ha capito se quel posto è sicuro, adeguato, gradevole alla vista piuttosto che inadeguato o eccessivo per lui, dopo aver meditato sul luogo grazie ai piccoli episodi esperienziali tra routine ed extra-ordinario abbattendo così i muri difensivi creati dalla propria mente,è il momento di tornare a casa con un preciso ricordo impresso nella memoria. 

Quel giardino sul retro, quel terrazzo nascosto, quell’altalena nell’angolo oppurequell’amaca che ci ha coccolati in pomeriggi e serate senza tempo.

Leonardo Sciascia diceva: “il grande viaggiatore è colui che sa disvelare l’invisibile dei luoghi, colui che sa vedere oltre la realtà apparente”.

Articolo di Daniela Scovotto_ architetto&home stager                 

Profilo Instagram @danielascov8

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